Autonomizzazione, non automazione.
ObservAIL'AI nelle organizzazioni è spesso un problema di regia. I tool si comprano, le piattaforme si configurano. Ma c'è una questione che resta scoperta e determina se l'investimento è valore o spreco: chi decide cosa farne?
ObservAI è come Gabriele Gobbo definisce il suo "osservatorio dell'AI nel business". Studio, confronto e osservazione critica su come le organizzazioni integrano l'intelligenza artificiale nei processi, soprattutto decisionali.
Il mercato racconta l'AI
come automazione.
È una lettura comoda ma a volte incompleta. Quello che sta accadendo però è autonomizzazione. I team stanno delegando decisioni a sistemi che producono output plausibili, convincenti e spesso sbagliati in modi non evidenti.
La differenza è enorme. L'automazione sostituisce un gesto, l'autonomizzazione va oltre sostituendo un giudizio. Quando un professionista chiede a un modello di scrivere una strategia e la presenta come propria senza averla verificata o anche solo letta con attenzione, sta autonomizzando il pensiero. E quel passaggio è il punto in cui le organizzazioni perdono il controllo.
ObservAI guarda questo spazio. Dove finisce lo strumento e inizia la delega, in cui l'output formalmente corretto nasconde quello che Gobbo chiama Mediocrità Impeccabile: risultati che reggono alla superficie e crollano alla prima verifica approfondita.
Tre domande operative.
La governance dell'AI nelle organizzazioni è un problema di competenza decisionale, non di compliance. Chi sceglie dove inserire l'AI nei flussi di lavoro determina se il risultato sarà efficienza o fragilità. Nella maggior parte dei casi quella scelta la fa chi conosce il tool meglio di chi conosce il processo.
La Mediocrità Impeccabile è il prodotto naturale dell'AI generativa non governata. Testi corretti, analisi plausibili, strategie coerenti che spesso non sopravvivono alle domande scomode. Il Protocollo delle 3C (Compare, Challenge, Curate) nasce per questo: forzare la verifica prima che l'output diventi decisione.
La competenza di chi oggi decide si misura dalla capacità di sapere quando una risposta va rifiutata, anche se potrebbe far risparmiare tempo. L'AI deve potenziare gli esseri umani, senza alleggerirli dal peso delle decisioni.
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Dal 1998 Gobbo lavora nella consulenza strategica digitale. Ha visto il marketing online quando non si chiamava così e la cybersecurity quando era roba da tecnici informatici. Ogni transizione tecnologica ha prodotto lo stesso schema: lo strumento arriva prima della comprensione. Chi capisce cosa farne in tempo reale ha un vantaggio.
Questa esperienza produce uno sguardo specifico. ObservAI ne è il nome: la stessa postura che ha fatto nascere Digitalogia come filosofia critica del digitale e il Protocollo delle 3C come metodo operativo per l'AI, applicata alle decisioni di chi lavora con l'intelligenza artificiale nelle organizzazioni.
Gabriele Gobbo.
Editorialista per Agenda Digitale, contributor per Futuro Europa, Byte Legali, AI Blog.
Guest Lecturer all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
Vicepresidente del Digital Security Festival.
Conduttore del programma televisivo FvgTech.
Autore di Digitalogia (2025) e Metaprompting Strategico (2026).